I Campi Elettromagnetici

e

il principio di precauzione

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Claudio Poggi

Il problema

 

Il problema degli effetti biologici dei campi elettromagnetici sta tutto in una frase, che si può trovare nella documentazione prodotta nel corso degli anni dalla famigerata associazione ICNIRP (vd. oltre): "come si può regolamentare qualcosa il cui meccanismo d'azione in effetti rimane sconosciuto?".

 

Al massimo, secondo ICNIRP, si possono stabilire livelli precauzionali basandosi sugli effetti che sono conosciuti. Sfortunatamente così si arriva, tanto per fare un esempio, all'assurdo della legge italiana del '92, che prevedeva per i campi ELF (che se non sono quelli emessi degli impianti di telefonia mobile, sono almeno parenti stretti) un limite di 100 microTesla (limite proposto da ICNIRP per la protezione da danno termico, quindi a breve termine), e poco dopo, veniva chiarito come valori di 0,2-0,4 microTesla, e quindi a livelli distantissimi da quelli necessari all'ottenimento di un effetto termico, comportassero a lungo termine il raddoppio delle leucemie e dei tumori infantili alla testa (vd. per es. NRPB).

 

L'ICNIRP

 

Due parole in merito a ICNIRP, che è, come noto, un ente internazionale sempre citato (dalle società di telefonia) allorché si tratti di sicurezza dei campi elettromagnetici. Quale garanzia migliore di quella data dalla parola "internazionale"? Eppure, chi si informasse scoprirebbe che ICNIRP è di fatto un'organizzazione privata (infatti non sono ammessi componenti in rappresentanza di stati), partecipata soprattutto da società costruttrici.

 

Quando si parla di ICNIRP si deve sempre tenere presente il suo scopo, che è proporre linee guida per i suoi aderenti per quanto è conosciuto. In altre parole, dato che il meccanismo eziologico d'azione dei CEM è per il momento ancora sconosciuto, come può (per sua stessa ammissione!) ICNIRP emettere direttive che prevedano il danno a lungo termine?

 

Tutto quello che si può fare (dal punto di vista ICNIRP) è considerare il danno a breve termine, cioè il danno termico, dato che per questo la relazione causa-effetto è immediatamente e direttamente avvertibile. Insomma: sicuramente ICNIRP svolge, e bene (dati gli scopi che si è posta), la sua missione, ma sentirla citare allorché si considerino i danni da CEM fa lo stesso effetto di un metalmeccanico che chieda alla Confindustria quale debba essere la sua retribuzione mensile!

 

L'OMS

 

Sfortunatamente queste stesse considerazioni vengono riprese da molti organismi, tra cui l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (WHO). L'OMS/WHO (che ha impiegato quasi 30 anni -è stata fondata nel 1948- a capire che l'amianto era cancerogeno, 20 per accorgersi che il fumo era parimenti cancerogeno, e molti, troppi ancora nel caso di quisquilie come i PCB, i pesticidi clorati -DDT, dieltrin-, ecc. ecc.) dice parecchio a questo proposito, però bisogna essere attenti lettori, e capire quali sono i limiti che la stessa OMS/WHO pone al suo argomentare. Ad es. nel rapporto Environmental Issue Report numero 29 del 2002 viene evidenziato: "...because there are suggestion that RF exposure may be more hazardous for the fetus and child ... prudent avoidance is one approach...". Ma, si sa, la scienza compie passi da gigante, e così si arriva nel 2006 ad un documento, scaricabile anche dalla rete, assai tranquillizzante. Infatti: "... ad oggi l'unico effetto sanitario acuto ... i livelli di esposizione sono talmente bassi ... che gli aumenti di temperatura sono insignificanti...".

 

Giusto, giustissimo! E chi si azzarda a dire il contrario?

 

Effetti diversi dai termici acuti

 

Semplicemente però parliamo di effetti diversi. L'OMS/WHO si riferisce ad effetti termici/acuti, mentre sono gli effetti a lungo termine (quelli cioè che si manifestano solo dopo molti anni) quelli di cui si teme di più. Come se non bastasse, oltre a questo equivoco riguardante quello di cui si parla, cioè effetti a lungo termine, o effetti termici/acuti, hanno buon gioco molti fautori della "telefonia selvaggia" a sostenere che in realtà le Stazioni Radio Base, cioè le installazioni da cui vengono irradiati i segnali, sono ampiamente certificate dalle varie Agenzie Regionali per l'Ambiente. Ovviamente queste ultime svolgono il loro lavoro con rigore, ma certo la legge permette diverse scappatoie alle società di telefonia mobile: una di queste è che i dati su cui le ARPA eseguono le analisi sono autocertificati (chiedete ad un automobilista se può autocertificare alla revisione quadriennale che l'auto frena bene...).

 

Le SRB - Stazioni Radio Base

 

Ma il punto è che le SRB per loro stessa natura sono completamente riconfigurabili, senza che questo sia avvertibile dall'esterno. Il tilt di una antenna collineare è facilmente variabile con la tecnica mutuata dai radar di ricerca militari, e cioè variando le fasi di alimentazione di ciascun dipolo; dunque il coefficente moltiplicativo della potenza di targa, per una data zona, può cambiare; la stessa potenza può essere modificata, ecc.

 

Insomma, non ci sono praticamente mezzi pratici per una difesa efficace da riconfigurazioni silenti della SRB, e quindi dai livelli di radiazione che dette riconfigurazioni possono comportare. Si potrà obiettare che, pur con tutte le limitazioni possibili nelle fasi autorizzative, rimane ancora la possibilità di installare centraline di monitoraggio del livello di radiazione in punti eventualmente critici. Ma siamo sicuri di quello che viene misurato?

 

La misura del C.E.M. irradiato

 

Il sistema di misura previsto dalla normativa prevede che venga fatta una media del CEM su 6 minuti. Non molti sanno che il time slot, cioè l'intervallo di tempo durante il quale un GSM (ad esempio) trasmette è di soli 0.522 mSec. E' vero che tale trasmissione è ripetuta moltissime volte, ma può venire il dubbio che l'integrazione su un tempo così enormemente lungo in relazione ad eventi così rapidi non sia sufficientemente rappresentativo degli eventi che i vogliono misurare...

 

Più in generale mi sembra che si possa dire che un tale sistema di misura parte dal principio che ciò che può nuocere sia la potenza (torniamo sempre al punto di partenza: ci si cautela dagli effetti acuti/termici), e non piuttosto l'informazione (e cioè: un livello non sufficiente a raggiungere effetti termici potrebbe comunque causare sottili alterazioni i cui liveli potrebbero manifestarsi nel corso degli anni).

 

Il livello limite

 

In fondo il vulnus di tutta la questione è se sia lecito adottare livelli di esposizione ai CEM (mi riferisco in particolare al 6 V/m) che sono ottimamente cautelativi nei confronti degli effetti termici, ma che non sono stati concepiti per affrontare il problema degli effetti a lungo termine. Gli effetti negativi - a lungo termine - di amianto, CFC, DDT, PCB etc. sono stati riconosciuti dopo decine di anni. Quelli del CEM a bassa frequenza dopo almeno 50 anni.

 

Dopo appena una decina di anni di uso estensivo della tecnologia cellulare cominciano ad emergere studi che suggeriscono effetti a lungo termine in maniera netta. Eppure si stenta ancora a riconoscere questa minaccia. Da una parte ci sono gli interessi commerciali, che sicuramente inducono un atteggiamento molto "cauto" in varie istituzioni.

 

Immaginiamoci cosa succederebbe se improvvisamente si scoprisse che (per es.) i livelli di sicurezza devono essere ridotti di un fattore 10: almeno il 50% delle SRB sarebbe da spostare o da riprogettare e una nuova generazione di apparati dovrebbe essere concepita.

 

Ma non ci sono solo considerazioni economiche: un'altra ragione della resistenza a nuovi limiti più restrittivi e conservativi risiede senz'altro nel fatto che in realtà il meccanismo di azione biologica dei CEM non è mai stato identificato con sicurezza. Quindi buon gioco hanno i portatori di grandi interessi nella diffusione della telefonia cellulare a riconoscere l'unico paradigma che è provato, e cioè quello del danno termico.

 

Infine, una doglianza

 

Allorché si prepara un piano per la dislocazione delle SRB, si prende un valore di riferimento, e si cerca di coprire il territorio in modo da raggiungere ovunque detto valore. Supponiamo che detto valore sia -105 dBm. Immaginiamo che per una qualche ragione la sensibilità di TUTTI i telefonini in commercio sia aumentata di 6 dB: allora il limite da -105 potrebbe passare a -111 dBm.

 

Cosa cambierebbe? La potenza del trasmettitore potrebbe essere ridotta ad 1/4 o poco più.

 

Ovviamente è un ragionamento molto qualitativo ma il cui senso penso possa essere accettato da tutti: con un piccolo sforzo tutte (o quasi) le questioni concernenti le SRB potrebbero essere evitate. Piccolo quanto? Penso che riprogettare e modificare il front-end di un telefonino potrebbe costare, forse, 5 Euro o giù di lì. Perché non lo si fa? Forse perché la gente non ha coscienza di cosa sia e quali effetti possa avere un CEM.